Vincenzo Cicogna

La curiosità è il motore del mondo

Sergio Marchionne

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Parlare di un uomo del genere non è semplice! Per darvi l’idea di quanto difficile fosse rintracciare, intervistare e sopratutto trarne fuori qualcosa per scriverci un libro su un uomo del calibro di Sergio Marchionne, dobbiamo leggere questa bellissima biografia di Tommaso Ebhardt.

Sergio Marchionne entra in FIAT a partire dal 2003, anno in cui una serie di perdite si sono abbattute sulla famiglia Agnelli, fondatori della succitata società. Da quel momento fino al 2018, la FIAT fu come la sua prima casa, luogo di festeggiamenti, grattacapi e tanto, tanto lavoro.

Le origini

Sergio Marchionne nasce da una famiglia di origine abruzzese, con la quale all’età di 14 anni si traferisce in Canada. Da piccolo era un ragazzino ribelle, e finita la scuola decise di laurearsi in filosofia, passione riscoperta grazie a sua sorella. Successivamente si laurea anche in legge ed economia.

La Carriera

La sua carriera lavorativa comincia con Deloitte, per poi passare successivamente in Lawson. Dopo un breve periodo in Acklands Limited, dove ricopriva il ruolo di Direttore Finanziario, torna nuovamente in Lawson come numero due. La Lawson subisce una serie di fusioni, e proprio durante questo periodo si trasferisce in Svizzera, dove stanzia la sua cittadinanza e diventa per la prima volta CEO. A seguito di un’ulteriore fusione con Alcon, perde la carica di CEO e passa nel consiglio di amministrazione della SGS, una società gestita dalla famiglia Agnelli. Nella SGS ci resta fino a quando entra a far parte definitivamente del gruppo FIAT.

Il Profilo Marchionne

La determinazione, il suo pensare fuori dagli schemi e l’infinita immaginazione hanno fatto di quest’uomo un genio della gestione aziendale. Sergio Marchionne era un manager di successo, che si è fatto da solo non rinnegando mai le sue origini italiane.

Uno dei tanti aspetti che bisogna riconoscere a Sergio Marchionne è la capacità di sfruttare tutte quelle opportunità che arrivano una volta sola nella vita, come la fusione più importante del settore automotive, ovvero FIAT Chrysler.

Una frase celebre di Sergio Marchionne è “I’m a fixer” ovvero colui che mette a poste le cose. Questo era il suo focus principale. Non era interessato alle questioni politiche ed a tutto ciò che lo distraeva dal suo business. Il suo intento era mettere a posto i bilanci, raggiungere obbiettivi ambiziosi e realizzare in pratica la vision aziendale che si immaginava.

A dimostrazione che il suo motto non era fine a se stesso, ci sono i suoi piani ambiziosi, la continua ricerca di altri partner per aumentare la produzione e di conseguenza i margini dell’azienda.

Il futuro per Marchionne

Per Sergio Marchionne il cambiamento è il futuro. Se le persone non sono propense ad accettare il cambiamento, il loro futuro è incerto ed in pericolo. Questo motto viene più volte ribadito dallo stesso Marchionne in molte delle sue interviste, portando come buon esempio gli USA dove si respira sempre un’apertura al rinnovamento, a differenza dell’Italia e dell’Europa.

Attaccato pesantemente al lavoro ed al business, ha dedicato gran parte della sua vita lavorativa alla gestione d’impresa, incassando sia successi che fallimenti. La sua “distorsione della realtà” a volte si è rivelata geniale incassando brillanti affari. L’ascesa di Alfa Romeo, il successo della 500, dei SUV e la fusione con il gruppo Chrysler sono stati immagini indelebili di successo per un’azienda che era in piena crisi.

Conclusioni

La biografia ci aiuta a disegnare un profilo autentico e chiaro di un personaggio che per certi versi ci è sembrato a volte contraddittorio. Ci aiuta a scavare a fondo sulla sua personalità e su come a volte personaggi come lui sono lasciati soli.

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3 pensieri su “Sergio Marchionne

  1. Analisi corretta ma forse lasciata a metà; della fiat sotto gli anni di Marchionne ci sarebbe da parlare di esuberi, delocalizzazioni, cassa integrazione per gli operai mentre lui guadagnava mln di euro l’anno come premi, operai che si sono licenziati perché hanno perso il lavoro dopo il ridimensionamento di Pomigliano. Luci e ombre di un personaggio che era odiato dalla classe operaia della fiat. Sinceramente non so se alla fine sia stato un uomo visionario che ha salvato la fiat dal baratro grazie alle sue intuizioni o se invece è stato il classico manager capitalista che sfruttava i suoi dipendenti per fini puramente economici, ma nel dubbio vorrei non trovare un altro Marchionne sul mio cammino lavorativo.

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